La puzza è tanta che abbiamo dovuto attendere di abituarcivisitimilidibiri appoggiati al coperchio d’un sarcofago d’eretico con tanto di epitaffio che indica ivi sepolto papa Anastasio lo qual aveva intrattenuto un dialogo un po’ troppo amichevole con i monofisiti di Costantinopoli (T. Waits); ma per non lasciare passare il tempo invano Virgilio ci ha illustrato lo “Spiegone infernale”.
Del resto era d’obbligo per Dante enunciare l’auctoritas cui si riferisce per l’organizzazione delle pene inflitte ad altrettanti peccati, poiché lungi da lui limitarsi dannare gli antipatici e salvare gli amichetti suoi.
Chiaro tutto. Ma perché gli usurai tra i violenti contro Dio o meglio contro la natura che è cosa di Dio? Il buon Virgil sembra quasi deluso dalla dimenticanza del suo discepolo degli scritti di Aristotele, tanto chiari nell’illustrare di come il lavoro degli esseri umani imita la natura e quindi è nipote di Dio; ma l’usuriere disprezza la fatica poiché trae profitto dall’interesse, che è come vendere il tempo, come vendere la fontana dei Trevi, come vendere il mondo intero (D. Bowie).
HELL O’ DANTE
Eccezionalmente Venerdì 23 Dicembre ore 21:30
Via Antonio Cecchi, 17 TORINO
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